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Un successo l’edizione 2011 della festa della bandiera.
Visitatori da ogni parte d’Italia.

   

Non delude le aspettative l’edizione 2011 della “Festa della bandiera”. Organizzazione curata nei particolari. Ripagata da una nutrita presenza di pubblico giunto alle falde del Pollino da ogni angolo della regione. E non solo: gruppi di turisti provenienti da diverse aree del Belpaese hanno assistito con grande interesse alla manifestazione. Unico neo la pioggia insistente che ha costretto l’organizzazione a sospendere nel tratto finale il corteo in costumi d’epoca. Ma è solo un dettaglio trascurabile se rapportato ai vantaggi che la comunità ha tratto dall’iniziativa. Benefici per gli operatori economici e per il tessuto sociale in genere. Del resto la classe dirigente di un borgo straripante di arte, con tradizioni antichissime e una storia documentata tra le più avvincenti del meridione d’Italia, citata nel Lapis Pollae (II sec a.C.), certificata nella Tabula Peutingeriana del II sec d.C., innalzata alla dignità di Municipio romano, non può dimenticare le prerogative del centro che amministra. Come dire? La strada dello sviluppo incrocia ineluttabilmente con quella della cultura.

Ma torniamo alla kermesse. Intanto la novità principe rispetto al passato è la location: il castello medievale. Recentemente restaurato e inaugurato, per l’occasione listato con i drappi dei rioni cittadini, ha ospitato il suo primo grande evento. Glissiamo sull’emozione suscitata dalle redivive vetuste architetture troppe pagine occorrerebbero per tratteggiarne le coordinate, e passiamo al cerimoniale. L’incontro del Mastro Giurato con il Castellano e la stipula dell’Istrumento, redatto dal notaro alla presenza del Giudice e dei testimoni, con la consegna della bandiera sotto cauzione e pena del “taglio della mano destra in caso di sottrazione” si è svolto interamente all’interno del maniero. Da qui, terminato il rituale, suggestivo e pregno di significato, la comitiva (circa duecento comparse) ha sfilato diretta verso il forno, situato nel Chiostro di San Bernardino da Siena, sulla finestra del quale è stato inalberato lo stendardo. Musici, sbandieratori, pistonieri, figuranti agghindati con meravigliosi abiti elaborati da abili sarte del posto, hanno attraversato le vie del centro storico simulando il tragitto che il capo della forza civica (Mastro Giurato), scortato dal suo vice, dai giurati, dal sergente e da un inserviente comunale, percorreva mestamente, come segnala una cronaca del 1850, sventolando il glorioso stendardo. Mestamente, dicevamo, perché il plotone si avviava in una battaglia dall’esito incerto e che taluni storici collocano nel 1070, altri nel 1030, altri ancora nel IX secolo. Fortunatamente il combattimento, quello vero, si risolse a favore dei moranesi, che respinsero i mori o, secondo altri, si liberarono del loro giogo, strappando la bandiera al nemico e mozzando la testa al loro condottiero. Da allora ad oggi è trascorso un millennio e della furia saracena resta solo il simbolo sull’insegna della città. Ma nell’animo dei moranesi quell’episodio - ammantato di mistero e non del tutto estraneo ai riverberi del mito che sovente caratterizza fatti remoti e difficilmente verificabili - resta impresso nonostante un altro invasore, Napoleone, nel 1806 decretò la cancellazione della festa per i richiami patriottici, i moti di libertà e autonomia che incoraggiava. E’ tanto vero questo, che dopo due secoli di abbandono, nel 1996 grazie al Comune e alla Pro-Loco la manifestazione è praticamente risuscitata. Sottratta all’oblio e riproposta con le pur debite modifiche e adeguamenti. In sostanza il cerimoniale è però rimasto immutato nei parametri costitutivi.

E se il maltempo ha ridimensionato la parte finale dell’evento, non ne ha però compromesso la riuscita complessiva. Lo dimostra la soddisfazione di artisti e artigiani che hanno esposto i loro manufatti nelle graziose botteghe allestite in Piazza Maddalena e via Vigna della Signora. Compiaciuti anche gli amministratori. Sia il sindaco Francesco Di Leone sia il l’assessore alla cultura Rosanna Voto, nelle interviste concesse ai media che hanno garantito la copertura della manifestazione, hanno posto l’accento sull’importanza di queste iniziative. «Morano – ha sottolineato in particolare la Voto - investe in cultura e come ogni buon investimento, dal quale ci si aspetta un ritorno nel medio/lungo periodo, occorre seguirlo con attenzione, possibilmente diversificare, quindi destagionalizzare. Puntiamo a spalmare gli appuntamenti nell’arco di tutto l’anno. Qualificando l’offerta con progetti validi. Che siano capaci di sfruttare al meglio le risorse autoctone (arte, storia, natura, gastronomia ecc.) mirando a promuoverle nei circuiti turistici di qualità. Quelli, per intendersi, in grado di risollevare le sorti di un sistema produttivo altrimenti destinato a soffrire a lungo. Ma che siano efficaci anche nel fornire ai residenti e soprattutto alle nuove generazioni strumenti di conoscenza indispensabili per la crescita culturale della comunità».

Pino Rimolo

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